Le Vittime che commemoriamo, mese: DICEMBRE

1 dicembre 1997 Siderno (RC). Ucciso Francesco Marzano, commerciante di 40 anni.
Francesco Marzano, commerciante di 40 anni, venne ucciso a colpi di lupara il primo dicembre del 1997 a Siderno Superiore, mentre stava rincasando. Era titolare di un negozio di arredi e macchine per uffici.
Fonte: http://vivi.libera.it
Francesco Marzano era il cognato di Domenico Gullaci, che verrà assassinato a Marina di Gioiosa Ionica il 13 aprile 2000

 

1 Dicembre 2008 Napoli. Raffaele Manna, commerciante 62enne, ucciso in una rapina.
Raffaele Manna, 64 anni, commerciante di prodotti agricoli e mangimi di Casalnuovo, il 1 dicembre 2008 subisce una rapina da parte di quattro persone e reagisce colpendo uno dei ladri con un bastone di legno. Uno dei rapinatori risponde a sua volta sparando quattro colpi che uccidono Manna. Diego Solla, di 19 anni, e Antonio Caiazzo, di 30 anni, sono subito arrestati, interrogati e trasferiti al carcere di Poggioreale.
Ai due, entrambi napoletani, si aggiungono Gennaro Apollo, legato al clan camorristico dei Sarno, e Antonio Varlese, arrestato successivamente.
I carabinieri di Castello di Cistema costituiscono una piccola task force guidata dal maggiore Fabio Cagnazzo e coordinata dal pm Salvatore Pisco per dare la caccia agli assassini che sono giudicati dal GUP del tribunale di Nola con rito abbreviato: Gennaro Apollo e Massimo Varlese sono condannati all’ergastolo, Diego Solla e Antonio Caiazzo a venti anni di carcere. (Fondazione Pol.i.s.)

 

 

Palmina Martinelli

2 Dicembre 1981 Fasano (BR). Muore Palmina Martinelli, 14 anni. Bruciata viva per essersi rifiutata di prostituirsi.
Palmina Martinelli aveva solo 14 anni, viveva a Fasano (BR). Fu arsa viva. Venne trovata ancora in fiamme dal fratello maggiore, Antonio, che rientrando sentì odore di bruciato e i suoi deboli lamenti. Palmina aveva cercato di spegnere il fuoco sotto la doccia, ma in quel momento mancava l’acqua. Il fratello la caricò in auto, portandola subito in ospedale. Morì dopo 22 giorni di sofferenza a causa della gravità e l’estensione delle ustioni.  Prima che morisse, un magistrato, munito di registratore, la interrogò, chiedendo cosa fosse successo e chi fosse stato. La ragazza era lucida, ancora in grado di capire e di rispondere, anche se con una voce appena percettibile, rispose “Alcool e fiammifero” e fece i nomi di due ragazzi all’epoca circa ventenni. Di uno dei due, fece anche il cognome ed era il ragazzo di cui si era innamorata. Dell’altro, rispose “Non so”, conosceva solo il nome. I due volevano costringerla a prostituirsi e lei si era fermamente ribellata e opposta. In seguito a varie udienze processuali, furono entrambi scagionati per insufficienza di prove e tutt’ora risultano persone libere. In aula venne anche fatto ascoltare il nastro registrato, ma alla conclusione del processo, si chiuse il caso come suicidio dovuto alla disperazione.
Nel libro  ‘Fatti tuoi, cronaca di un omicidio negato”, Nicola Magrone, il magistrato che si occupò del caso, raccogliendo anche la testimonianza di Palmina resa in ospedale, ha scritto “Palmina Martinelli, la ragazzina che venne bruciata viva e che, alla fine del processo, venne “condannata” per calunnia, naturalmente (lo dico senza ironia che sarebbe fuori posto e senza senso) “alla memoria”.
A Fasano ora c’è “Largo Palmina Martinelli (1967 – 1981) giovane vittima di crudele violenza”.
Alla fine del 2012 la famiglia ha chiesto alla procura di Brindisi la riapertura del processo.

 

 

Antonio Cristiano

2 Dicembre 1983 Napoli. Ucciso Antonio Cristiano, agente penitenziario in sevizio presso la Casa Circondariale di Poggio Reale
Il 2 dicembre 1983 nei pressi della propria abitazione rimane vittima di un attentato, ad opera di ignoti, l’agente Cristiano Antonio.
L’uomo nato a Trentola-Ducenta (CE) il 03 febbraio 1956 prestava servizio presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale.
Cristiano è in compagnia di un altro agente Antonio De Cicco, che viene gravemente ferito. I due che tornavano dal carcere di Poggioreale, dove erano stati in servizio durante la notte, a bordo di un’automobile, sono stati affiancati da un’altra autovettura dalla quale sconosciuti hanno sparato a raffica numerosi colpi di pistola. Cristiano muore all’istante, mentre l’altro agente di custodia resta ferito, mentre l’auto con i sicari si dilegua  velocemente verso l’aversano.
L’agguato è rivendicato, al centralino del quotidiano “Il mattino'”, da una persona che dichiara di parlare a nome dell’organizzazione ”oca” (organizzazione camorrista armata). Stando alla rivendicazione, l’assassinio della guardia carceraria, si spiegherebbe come risposta per gli abusi subiti dai detenuti nei carceri e nei supercarceri specialmente nel braccetto della morte. (Fondazione Pol.i.s.)

 

Michele Cianci

2 dicembre 1991 Cerignola (FG). Assassinato Michele Cianci, commerciante 43enne “colpevole” di essere intervenuto, in difesa di un pensionato aggredito e malmenato da due ragazzi che volevano derubargli la pensione.
“Michele Cianci era un commerciante, proprietario di un negozio di armi e articoli sportivi; in un giorno qualunque si accorse di un tentativo di scippo ai danni di un anziano e si precipitò coraggiosamente in suo soccorso. La sera del 2 dicembre 1991 fu atteso da due pregiudicati davanti alla sua attività e fu assassinato per vendetta, per il solo fatto di aver aiutato una persona indifesa.”

 

3 dicembre 1980 Roma. Rapito Valerio Ciocchetti, 55 anni, imprenditore industriale del marmo. Il 2 marzo ritrovano il suo corpo in fondo al Tevere.
“Il 3 dicembre del 1980 sono da poco passate le sette di sera e nel mirino della banda finisce Valerio Ciocchetti, cinquantacinque anni, imprenditore e industriale del marmo. Sono andati a prenderlo nel suo ufficio, nello stabilimento in via Grotte di Gregna sulla via Tiburtina, mascherati e armati. L’hanno picchiato e poi rapito davanti a un cliente, Mario Quinti che era lì per trattare l’acquisto di una partita di marmo. La sua è una delle imprese di marmo più antiche della città. Un rapimento che durerà tre mesi: dopo il pagamento del riscatto il suo cadavere viene ritrovato il 2 marzo in fondo al Tevere, a ponte Galeria. Sul caso lavorano i carabinieri e le sezioni omicidi e antisequestri romana, a dirigere le indagini è il magistrato Maria Teresa Cordova.
A gennaio arriva la richiesta del riscatto, tre miliardi di lire. I familiari a febbraio pagano la prima rata, quattrocentocinquanta milioni di lire.
Poi deve essere accaduto qualcosa: l’autopsia stabilisce che è stato ammazzato con un colpo alla fronte di una 7,65. È stato legato con pesanti catene, mani e piedi assicurati a pesanti blocchetti di calcestruzzo, infine è stato buttato nel fiume: la morte risale a un mese prima del ritrovamento.”

 

 

Giuseppe Puntarello

4 Dicembre 1945 Ventimiglia di Sicilia (PA). Ucciso Giuseppe Puntarello, segretario della locale sezione comunista.
Giuseppe Puntarello lavorava come autista della ditta INT e da diversi anni ormai conduceva l’autobus che collegava il paese Ventimiglia di Sicilia con Palermo, alternandosi nella guida con un compagno di lavoro, pure lui di Ventimiglia. All’alba del 4 dicembre 1945 il suo collega si trovò nell’impossibilità di andare a prelevare l’autobus dall’autorimessa e pertanto Giuseppe Puntarello lo sostituì. Un commando mafioso costrinse Puntarello a fermarsi per strada mentre si stava recando all’autorimessa e lo uccise con fredda determinazione con alcuni colpi di lupara. Molti in quei giorni dissero che l’obiettivo dei killer non era Puntarello, ma il suo compagno di lavoro. La verità venne a galla qualche anno dopo. Era stato ucciso per il suo impegno di dirigente della Camera del Lavoro. Si era trattato, insomma, di uno dei tanti omicidi che in quegli anni la mafia compiva per piegare il movimento contadino in lotta per le terre.

 

 

4 Dicembre 1984 Casoria (NA). Ucciso Crescenzo Casillo, ex sindaco socialista, ucciso dai clan nel periodo della ricostruzione post-terremoto, probabilmente per la sua opposizione ai loro interessi.
CRESCENZO CASILLO, Sindaco di Casoria (NA), ucciso il 4 dicembre 1984.
Come Torre, anche Casillo cade vittima dell’epoca post terremoto dell’Irpinia e credibilmente della NCO. Si instaura infatti un’economia drogata dalla corruzione e dalla collusione politica che frutta alla camorra (e non solo) un’immane ricchezza in zone dapprima non tradizionali. Come Sindaco di Casoria, si oppone alle pressioni e ai tentativi di condizionamento degli appalti e viene ucciso quattro anni dopo Torre. Non si è riusciti a risalire ad informazioni processuali relative a questo caso.
Fonte: avvisopubblico.it

 

Domenico Attianese

4 Dicembre 1986 Napoli. Ucciso Domenico Attianese, Vicebrigadiere Polizia Stato, 41 anni, mentre cerca di sventare una rapina
Viene ucciso il quattro dicembre 1986 a Napoli, nel quartiere di Pianura ove, fuori servizio, intervenne per fronteggiare una rapina in una gioielleria che si trovava vicino casa.
Quel giorno Attianese era a casa e fuori servizio e venne avvisato da un passante che una gioielleria vicina casa era in corso una rapina.
I due rapinatori si diedero alla fuga.
Domenico Attianese, lascia la moglie e due figli.

 

 

Carmelo Ganci- Luciano Pignatelli

4 Dicembre 1987 Castel Morrone (CE) Uccisi i Carbinieri Carmelo Ganci e Luciano Pignatelli
Il giorno 4 dicembre 1987 i carabinieri Carmelo Ganci e Luciano Pignatelli, entrambi liberi dal servizio e in abiti civili, sono brutalmente uccisi da alcuni rapinatori. I due, avuta notizia che si stava consumando una rapina ai danni di un bar di Castel Morrone (Ce), si mettono, con la propria autovettura, all’inseguimento dei rapinatori.
Ad un incrocio i banditi aprirono il fuoco contro i Carabinieri con un fucile ed alcune pistole. Pignatelli, che è alla guida, è raggiunto da uno dei proiettili e la macchina finisce fuori strada, ribaltandosi in una scarpata. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, Mauriello, Basco, Spierto e Maisto  (questi i nomi degli assassini), approfittando della debolezza dei due carabinieri, impossibilitati a muoversi, scendono dalla loro auto e sparano di nuovo per essere sicuri di uccidere i militari.Carmelo Ganci e Luciano Pignatelli sono stati entrambi insigniti della Medaglia d’Oro al Valor Civile

 

Antonio Metafora

5 Dicembre 2008 Napoli. Ucciso Antonio Metafora, avvocato di 70 anni. Aveva notificato un’ingiunzione di sfratto alla madre del suo assassino.
Antonio Metafora, 70 anni, avvocato civilista di Napoli, è stato ucciso nel suo studio il 5 dicembre 2008. Aveva rifiutato, insieme al suo cliente, per cui stava seguendo l’ingiunzione di sfratto di un garage, la somma di 50 mila euro in contanti che con tono definito «minaccioso» l’assassino, alcuni giorni prima dell’omicidio  gli aveva messo sul tavolo come saldo delle morosità, accompagnato dalla richiesta di rifare il contratto di affitto del garage. L’assassino, imparentato per parte di moglie con la famiglia malavitosa dei Licciardi di Secondigliano, aveva preso in affitto il locale a nome della madre, semplice prestanome, e voleva obbligare il professionista a bloccare la procedura di sfratto. Al rifiuto aveva chiesto un nuovo appuntamento, col pretesto di una nuova proposta, al quale si presentò in compagnia di un complice, che non è stato ancora individuato, ed eseguì la sentenza di morte con quattro colpi di pistola. E’ stato condannato all’ergastolo.

 

Francesco Maria Inzitari

5 Dicembre 2009 Taurianova (RC). Francesco Maria Inzitari, 18enne di Rizziconi, ucciso all’uscita di una pizzeria con dieci colpi di pistola.
Francesco Maria Inzitari aveva appena compiuto 18 anni. Venne trucidato il 5 dicembre 2009 davanti alla pizzeria di Taurianova dove lo stavano aspettando gli amici per festeggiare un 18esimo compleanno di un’amica. Vendetta trasversale per colpire il padre Pasquale Inzitari, un imprenditore, ex consigliere provinciale dell’Udc, determineranno gli inquirenti.
Un’altra vittima innocente in attesa di verità e giustizia.

 

 

Strage della Grottella – Luigi Pulli, Rodolfo Patera, Raffaele Arsano

6 Dicembre 1999 (LE) Strage della Grottella. Uccisi Luigi Pulli, Rodolfo Patera e Raffaele Arsano, guardie giurate, durante una rapina a un furgone portavalori perpetrato da un gruppo criminale del brindisino con bombe e raffiche di kalashnikov.
Raffaele Arnesano, Rodolfo Patera e Luigi Pulli «In servizio di scorta su un furgone portavalori, perdevano tragicamente la vita a bordo del blindato, fatto esplodere da un gruppo di malviventi in un feroce e proditorio agguato. Chiari esempi di altissimo senso del dovere ed elette virtù civiche spinti sino all’estremo sacrificio. Medaglia d’oro al valor civile alla memoria» furono trucidati barbaramente la mattina del 6 dicembre del 1999, nell’assalto armato compiuto da Vito Di Emidio con la sua banda, sulla provinciale che collega San Donato di Lecce a Copertino, in quella che viene ricordata come la strage della Grottella. Una carneficina consumata a colpi di kalashnikov nella quale rimasero ferite altre tre guardie giurate, sopravvissute all’eccidio: Giovanni Palma, Flavio Martino e Giuseppe Quarta.

 

 

6 Dicembre 2001 Calatabiano (CT). Ucciso Carmelo Benvegna, commerciante in pensione. Aveva denunciato e fatto arrestare alcuni estorsori ed era scampato a un agguato.
Carmelo Benvegna, 56 anni di Taormina è stato ucciso a Calatabiano (CT) il 6 dicembre del 2001, all’ingresso del suo agrumeto. Un unico colpo con un fucile calibro 12.  Benvegna gestiva in passato a Trappitello una concessionaria d’auto ed era stato oggetto di minacce estorsive che lo avevano portato a denunciare i suoi aguzzini ai carabinieri di Taormina. I responsabili dell’estorsione legati al clan Cinturino, furono successivamente individuati e arrestati. Due anni prima avevano già tentato di ucciderlo.

 

 

Dario Scherillo

6 Dicembre 2004 Casavatore (NA). Ucciso Dario Scherillo, 26 anni, vittima Innocente della Criminalità.
Aveva appena lasciato l’Autoscuola che gestiva insieme a i suoi fratelli. Dario Scherillo, 26 anni, un ragazzo solare,  verso le 20 del 6 dicembre del 2004 era salito sul motorino per andare ad incontrare una persona che  frequentava la scuola guida.  Quella sera, però, non sapeva che il motorino lo avrebbe portato ad un altro appuntamento, quello con la morte. Nella vicina Secondigliano, era in atto la faida tra gli uomini del boss Paolo Di Lauro, detto “Ciruzzo ‘o milionario” e la cosiddetta “ala scissionista”. Si ammazzavano per il controllo del mercato della droga. Dario incontra il ragazzo che cercava a Casavatore, in via Segrè. Si ferma col suo motorino e cominciano a parlare. Dopo qualche minuto arrivano due persone in moto, con i volti coperti da caschi. Sparano alle spalle di Dario. Senza un motivo. Lo scambiano per un’altra persona. Dario muore in pochi minuti. I familiari lo sapranno da due agenti della polizia che si recheranno a casa per perquisire l’abitazione. Insomma l’ennesima vittima innocente scambiata per un affiliato al clan. (Raffaele Sardo)

 

Pietro Busetta

7 Dicembre 1984 Bagheria (PA). Assassinato Pietro Busetta, vittima innocente, cognato di Tommaso Buscetta “l’ ex boss dei due mondi che con le sue rivelazioni ha messo in ginocchio le cosche della mafia vincente”.
Pietro Busetta aveva 62 anni, era un imprenditore di Palermo. Fu ucciso il 17 dicembre 1984. La sua “colpa” era di essere sposato con la sorella di Tommaso Buscetta, “l’ex boss dei due mondi che con le sue rivelazioni ha messo in ginocchio le cosche della mafia vincente”. Fu ucciso solo per una vendetta trasversale

 

 

Leonardo Vitale

7 Dicembre 1984 Palermo. Muore Leonardo Vitale, “il primo vero pentito di mafia per motivi di coscienza”, che non fu creduto dalla magistratura, a seguito dell’attentato avvenuto sette giorni prima ( 2 Dicembre).
Leonardo Vitale, 43 anni, “il primo vero pentito di mafia per motivi di coscienza”, muore il 7 dicembre del 1984 in seguito all’attentato del 2 dicembre.
L’attentato di Vitale – aveva spiegato ai magistrati un ex boss, poi collaboratore di giustizia – era una lezione. “Come dire, anche fra 10, 20 anni, noi ti cercheremo sempre”.
” Il suo pentimento fu il frutto di un percorso interiore che, da quando rimase orfano all’età di dodici anni e fu adottato dallo zio Giovanbattista Vitale, uomo d’onore della famiglia di Altarello di Baida, lo travagliò fino al punto che il 29 marzo 1973 si recò spontaneamente in Questura per autoaccusarsi (commissario era Bruno Contrada) di gravi delitti, tra cui alcuni omicidi e quelli compiuti da Cosa Nostra. Fu il primo che, per motivi di coscienza, rivelò l’organizzazione mafiosa in Sicilia e i legami tra mafia e politica. Vitale pagò queste rivelazioni con il carcere e con dieci lunghi anni di manicomio giudiziario, ove fu sottoposto a numerosi elettroshock perché la mafia voleva dimostrare la sua follia e invalidare così le sue dichiarazioni.”  (archivio.blogsicilia.it )

 

 

Raffaele Sicurella

8 Dicembre 1946 Palermo. Assassinato Raffaele Sicurella, 43 anni, maresciallo di pubblica sicurezza. «Il sottufficiale prestava servizio da vent’ anni al commissariato Porta Nuova, accudiva alla sua missione con zelo e giustizia»
Raffaele Sicurella, maresciallo di pubblica sicurezza presso il Commissariato di Pubblica Sicurezza “Porta Nuova” di Corso Calatafìmi di Palermo, l’8 Dicembre 1946 era stato comandato di servizio di ordine pubblico alla processione zonale della Madonna Immacolata.
Quando il simulacro stava per  rientrare nella chiesa dei Cappuccini venne attirato in un’imboscata e barbaramente trucidato con sei colpi di pistola, sparati a bruciapelo da uno sconosciuto, che fu visto riporre l’arma in tasca ed allontanarsi fra la folla. Nonostante le indagini, il responsabile non fu mai individuato.
Sicurella  lasciò  moglie ed otto figli, di cui due gravemente malati.

 

 

9 dicembre 1949 Partinico. Resta ucciso Vincenzo Sapuppo, carabiniere di 26 anni, in un agguato della banda Giuliano.
Nella sera del 9 dicembre 1949 il carabiniere Vincenzo Sapuppo, di 26 anni, di Acireale (CT), restò ucciso in un agguato della Banda Giuliano.
Vincenzo Sapuppo faceva parte di una pattuglia che, alle dipendenze del Comando Forze Repressione Banditismo, effettuava un servizio di perlustrazione nel territorio compreso fra Partinico e Alcamo.

 

 

Claudio Taglialatela

9 Dicembre 2003 Napoli. Claudio Taglialatela, studente di 22 anni, resta ucciso durante un tentativo di rapina
Claudio Taglialatela aveva 22 anni, aveva appena finito il periodo di ferma militare come ausiliaro dei carabinieri e frequentava l’università.
La sera del 9 dicembre del 2003 era a Napoli, sotto casa di un amico con cui aveva appuntamento. Lo aveva appena chiamato con il cellulare: «Sono qui sotto, scendi» ha fatto in tempo a dire. Poi ha aggiunto: «Ci sono due tipi in motorino che non mi piacciono. Mi sembra che guardino male proprio verso di me. Faccio il giro dell’isolato e torno». Ma i due tipi erano due rapinatori e quando Claudio ha ingranato la marcia gli hanno sparato. Il povero Claudio si è accasciato sul volante, con il torace perforato. E’ morto poco dopo l’arrivo in ospedale.

 

 

Giovanni Domé – Salvatore Bevilacqua

10 Dicembre 1969 Palermo Strage di Via Lazio. 4 morti, tra cui, vittime innocenti, Giovanni Domé, custode del cantiere, e Salvatore Bevilacqua, manovale che stava chiedendo un anticipo.
Giovanni Domé e Salvatore Bevilacqua furono le vittime innocenti della cosiddetta Strage di Via Lazio a Palermo il 10 dicembre del 1969.
La vicenda rappresenta il più alto punto raggiunto dalla prima guerra di mafia e che sancì l’ascesa dei corleonesi dentro Cosa nostra. L’eccidio costò la vita a cinque persone ed avvenne negli uffici del costruttore Moncada, in viale Lazio: vennero ammazzati, oltre a Giovanni Domé, che era il custode dell’immobile, e Salvatore Bevilacqua un manovale che era andato a chiedere lo stipendio,  il boss dell’Acquasanta Michele Cavataio, Francesco Tumminiello e Calogero Bagarella, che faceva parte del commando omicida, colpito da Cavataio, ed il cui cadavere non venne mai ritrovato. Michele Cavataio era considerato reo del tentativo di ‘allargarsi’ e di non rispettare le regole non scritte della vecchia mafia.
Nel processo, conclusosi nel 2009, furono condannati all’ergastolo Bernardo Provenzano e Totò Riina.

 

 

Francesco Vinci

10 dicembre del 1976 a Cittanova (RC) ucciso Francesco Vinci, 18 anni, per un errore, in un episodio legato alla faida di Cittanova.
Francesco Vinci “Ciccio” aveva 18 anni e viveva a Cittanova (RC). Era un leader studentesco, un attivista politico della Fgci; non molto tempo prima di morire,  era intervenuto in un’assemblea studentesca, a nome del liceo scientifico che frequentava, nella sala del consiglio comunale. Il suo era stato un discorso contro la ndrangheta, frasi rivoluzionare per l’epoca, per il luogo e per l’età di chi le pronunciava. Per questo in un primo tempo si pensò che l’omicidio fosse una punizione per le sue attività. Le indagini e il successivo processo fecero chiarezza.
Quel 10 dicembre del 1976 Francesco Vinci fu vittima di faida. Una faida iniziata a Cittanova nel ’64, come narrano le cronache, per prolungarsi e trascinarsi fino al ’92, con circa cento caduti. A morire anche i bambini, come Domenico e Michele Facchineri di 11 e 9 anni, ammazzati a sangue freddo durante un agguato (il 13 aprile 1975, lunedì di Pasqua, la strage di Cittanova).

 

Francesco Panzera

10 Dicembre 1982 Locri (RC) ucciso Francesco Panzera, insegnante e Vicepreside al Liceo Scientifico Zaleuco
Francesco Panzera era un professore di matematica e ricopriva l’incarico di vice preside del liceo scientifico Zaleuco di Locri (RC).
Fu ucciso la sera del 10 dicembre del 1982. Si disse che era stato ucciso perché aveva intenzione di denunziare chi cercava di introdurre la droga nella Scuola. Vittima del suo alto senso del dovere e perché non poteva sopportare ingiustizie e soprattutto non tollerava che i “venditori di morte” potessero “minacciare” l’incolumità dei “suoi ragazzi”.
Ad oggi non è stata fatta ancora giustizia e la sua morte continua ad essere “ad opera di ignoti”.

 

10 dicembre 1988 Vigevano (PV). Ritrovato il cadavere di Gianfranco Trezzi, imprenditore, vittima di sequestro.
Gianfranco Trezzi gestiva una piccola azienda specializzata in tubi e materiali siderurgici nel milanese. La mattina del 19 settembre 1988, come ogni giorno, l’imprenditore era uscito alle 7 del mattino per andare nei suoi uffici di Vimodrone. Furono i suoi operai a dare l’allarme, perché a mezzogiorno non era ancora arrivato sul posto di lavoro. Subito fu ritrovata l’auto e ci si rese conto della drammaticità della situazione, soprattutto perché l’azienda versava in cattive acque finanziarie. Il 10 dicembre venne ritrovato il cadavere di Trezzi nel giardino della villa vicino Vigevano dove era stato tenuto prigioniero e ucciso subito dopo la richiesta di riscatto. Fu ritrovato in un sacco della spazzatura, il corpo decomposto in oltre 70 pezzi.
Fonte: vivi.libera.it

 

Vincenzo Vitale

10 Dicembre 1993 Napoli. Ucciso Vincenzo Vitale, per impedirgli di partecipare ad un’asta pubblica.
Vincenzo Vitale mori a Napoli il 10 dicembre del 1993 a seguito di ferite d’arma da fuoco riportate nell’agguato avvenuto il 6 dicembre precedente. Era un commerciante, onesto e dedito alla famiglia. Fu assassinato perché non volle sottostare alle minacce fattegli per non farlo partecipare ad un’asta pubblica indetta dal Comune di Pimonte per l’acuisto di un terreno, poi risultato occupato da persone legate ad un noto clan camorristico.

 

 

Marcello Torre

11 Dicembre 1980 Pagani (SA). Ucciso Marcello Torre, sindaco eletto nelle liste DC come indipendente.
Marcello Torre, noto penalista, era primo cittadino di Pagani da otto mesi quando venne assassinato in un agguato l’11 dicembre del 1980, pochi giorni dopo il terremoto avvenuto il 23 novembre. Dopo un’ infinità di processi, solo nel 2002 la Cassazione dà definitivamente un volto al mandante, Raffaele Cutolo, che viene condannato all’ergastolo, e stabilisce gli esecutori materiali dell’agguato, che però vengono assolti.
A colpirlo furono due killer che lo attendevano fuori casa, bloccarono l’auto guidata da Franco Bonaduce, suo amico e collaboratore dello studio legale, che fu colpito alla schiena mentre cercava di mettersi in salvo, e spararono decine di colpi di lupara  che non gli diedero scampo.
«”Sogno una Pagani civile e libera” questo, il messaggio di Torre, in quella che sarà ricordata quale lettera-testamento di un’esistenza vissuta nel rispetto della legge e delle persone; lui, che la toga l’aveva indossata per passione, onorandola quotidianamente, durante la sua attività. Un sindaco scomodo, uno di quelli che si oppone alla tirannia della camorra; quella che vuol mettere le mani nell’affare terremoto, che vuol divorare il denaro destinato alle opere pubbliche o che vuole pilotare gli appalti, in favore di ditte a lei note e conniventi, attraverso il gioco sempreverde dei prestanome. Marcello Torre era un Uomo onesto e mite, un cittadino esemplare e responsabile, che del concetto talvolta fumoso ed arido del “Bene comune”, ne aveva fatto lo scopo unico, della sua attività politica.» (Eliana Iuorio)

 

 

Carmelo Giallombardo

11 dicembre 1988 Altavilla Milicia (PA). Ucciso Carmelo Giallombardo, 37 anni, appuntato dei Carabinieri.
Carmelo Giallombardo di 37 anni, appuntato dei Carabinieri, è stato ucciso con colpi d’arma da fuoco ad Altavilla Milicia, un paese a pochi chilometri da Palermo. L’agguato è avvenuto mentre il militare stava chiudendo la saracinesca della rimessa nella quale aveva parcheggiato la sua automobile. Colpito in varie parti del corpo, Carmelo Giallombardo è morto all’istante.
Carmelo Giallombardo aveva partecipato ad inchieste sulla mafia locale e partecipato ad un sequestro di un carico di eroina.
L’inchiesta sull’omicidio, dapprima in mano alla Procura di Termini Imerese e negli anni successivi trasferita alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è stata archiviata senza risultati.
Nel frattempo il solito fango sulla famiglia, moglie e due figli, in attesa di verità e giustizia.

 

 

Giuseppina Utano

 

12 Dicembre 1975 Reggio Calabria. Giuseppina Utano, 3 anni, restò uccisa in un agguato al padre
3 anni appena, fu uccisa a Reggio Calabria nel corso di un agguato a suo padre Sebastiano. Colpita alla testa dai pallettoni indirizzati al padre, guardaspalle del boss di San Giovanni di Sambatello. Nell’agguato rimase gravemente ferita anche la madre della piccola, in avanzato stato di gravidanza. L’intera famiglia era in auto quando fu investita dai colpi esplosi probabilmente da più di un killer. (liberanet.org)

 

 

Graziella Campagna

12 Dicembre 1985 Villafranca Tirrena (ME). Uccisa Graziella Campagna, 17 anni, “aveva visto ciò che non doveva vedere”
Graziella Campagna, 17 anni, commessa in una lavanderia di Villafranca Tirrena (ME), scomparsa il 12 dicembre 1985, fu trovata uccisa, due giorni dopo, con cinque colpi di fucile in volto in uno spiazzo dei colli Sarrizzo, nei Peloritani, dopo essere stata sequestrata alla fermata dell’autobus che da Villafranca l’avrebbe riportata a Saponara, dove risiedeva.
La sua condanna a morte è stata aver trovato nella tasca di un soprabito, di un cliente conosciuto come ing. Cannata, un’agendina fitta di nomi e di numeri telefonici. Quel documento apparteneva in realtà al mafioso latitante Gerlando Alberti junior, 40 anni, che, con il suo luogotenente, Giovanni Sutera di 28 anni, che si spacciava per geom. Lombardo, temendo di essere identificati, ne ordinarono l’eliminazione.
Importanti, per il raggiungimento della verità, le indagini compiute dal fratello Piero, carabiniere, che ha dovuto lottare per anni contro depistaggi che volevano l’omicidio come passionale pur di coprire i veri colpevoli.
Per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su questo caso, è stato realizzato un film “La vita rubata”, andato in onda sulla Rai nel 2008, nel quale la figura di Piero Campagna è interpretata da Beppe Fiorello.

 

 

Palma Scamardella

12 Dicembre 1994 Pianura (NA). Palma (Palmina) Scamardella, resta uccisa da un proiettile destinato ad un camorrista.
Il 12 dicembre 1994 Palma Scamardella viene assassinata per caso in un agguato di camorra. Era madre di una bimba di 15 mesi e nipote della vittima designata, Domenico Di Fusco “Mimi’ uocchie ‘ e brillante”, fedelissimo dei fratelli Lago. Il bersaglio non è stato raggiunto, ma una pallottola ha colpito la donna alla testa.
Le palazzine abitate da zio e nipote a Pianura, periferia di Napoli, sono adiacenti. Palma Scamardella era sulla scala esterna della sua abitazione, nascosta dal fogliame quando i sicari sono entrati in azione, hanno scorto una sagoma che si muoveva e hanno premuto il grilletto.

 

 

Michele Cavaliere

12 dicembre 1996 Gragnano (NA). Michele Cavaliere muore in ospedale, dopo un mese in coma. Piccolo imprenditore si era rifiutato di pagare tangenti alla camorra.
Michele Cavaliere è un piccolo imprenditore caseario di Gragnano.
Il 19 novembre del 1996 di primo mattino, Michele esce di casa per recarsi a lavoro, quando viene colpito da un killer in motocicletta; Michele viene trasportato immediatamente in ospedale. La vittima rimane in coma un mese e successivamente muore.
Michele si era ribellato a Carfora che, tramite due emissari, gli aveva chiesto una tangente. Presentò denuncia. Pagò con la vita il suo coraggio.
Cavaliere era una persona perbene. Uno che si alzava ogni giorno alle quattro del mattino, andava a lavorare nell’azienda messa su con i fratelli, e tornava a casa a notte fonda. Una vita di sacrifici e di onesto lavoro, dedicata alla famiglia.
Per il suo assassinio è stato condannato all’ergastolo Nicola Carfora, detto “o’ fuoco”, boss dell’omonimo clan di Gragnano, ritenuto uno dei due esecutori materiali. Ad incastrarlo i bossoli della pistola ritrovati sul luogo del delitto: la perizia balistica ha consentito di accertare che quel proiettile partì dalla pistola sequestrata a Carfora un anno prima, quando fu arrestato nel suo covo di Gragnano. L’ordine di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario, firmato dai pubblici ministeri di Torre Annunziata Ciro Cascone e Andrea Nocera, è stato consegnato al boss in cella, nel penitenziaro de L’ Aquila, dov’era all’epoca rinchiuso. […] fondazionepolis.regione.campania.it

 

 

Alfonso Canzio

13 Dicembre 1919 Barrafranca (EN), ucciso Alfonso Canzio, fondatore della locale Lega di Miglioramento dei Contadini
Alfonso Canzio Sindacalista di Barrafranca (EN). Nel secondo decennio del ‘900, fondò la locale Lega di Miglioramento dei Contadini e venne eletto consigliere comunale. Nel 1911 iniziava la sua battaglia contro l’Amministrazione comunale guidata da Luigi Bonfirraro che aveva imposto, tra l’altro, l’obbligo di servirsi delle carrozze comunali per il trasporto dei defunti aumentando i costi di servizio. Nel primo dopoguerra guidò le lotte contadine riuscendo a imporre contratti favorevoli ai lavoratori della terra. Ma la reazione degli agrari e della mafia locale non si fece attendere. In un agguato davanti alla sua abitazione fu ferito gravemente. Morì una settimana dopo, il 13 dicembre 1919.
vivi.libera.it

 

 

Cristina Pavesi

13 Dicembre 1990 Barbariga di Vigonza (PD). Cristina Pavesi, ventidue anni, morì sul colpo a causa dell’esplosione del tritolo posto sui binari del Venezia-Milano dalla mafia del Brenta che stava effettuando una rapina al vagone blindato delle poste.
Cristina Pavesi era una giovane studentessa di 22 anni di Conegliano che il 13 dicembre 1990, mentre tornava a casa in treno da Padova, perse la vita a causa della deflagrazione di una bomba lanciata dagli uomini della banda di Felice Maniero contro un treno portavalori che transitava parallelamente a quello in cui viaggiava Cristina. Il treno infatti era stato bloccato per compiere una rapina al vagone postale. I passamontagna calati sui volti dei criminali diedero il via alla sparatoria con gli uomini della Polfer. Si decise allora di usare il tritolo, piazzato sui binari, per spezzare in due il convoglio e impadronirsi dei valori del vagone blindato. In quel momento, quello della deflagrazione, del boato e dello spostamento d’aria, passava l’altro treno, quello di Cristina Pavesi, quello che non sarebbe mai giunto a destinazione. La studentessa morì sul colpo. Inutili i soccorsi.
(Fonte: vivi.libera.it )

 

 

Natale De Grazia

Il 13 dicembre 1995 a Nocera Inferiore, muore il comandante Natale De Grazia. Muore in circostanze sospette mentre era in missione per conto della procura della Repubblica di Reggio Calabria.
Natale De Grazia è morto in circostanze sospette il 13 dicembre 1995, mentre era in missione per conto della procura della Repubblica di Reggio Calabria. Lo chiamavano l’investigatore delle “navi a perdere”,  “cacciatore di cargo” che venivano imbottiti di rifiuti radioattivi per essere affondati a largo delle coste calabresi. Natale De Grazia era uno specialista, si stava recando a La Spezia e Massa Carrara per raccogliere importanti deposizioni e documenti nautici relativi ad affondamenti sospetti nel Mediterraneo.
Una nuova perizia, effettuata recentemente sui reperti delle due precedenti autopsie, eseguite sempre dallo stesso medico legale che stabilì come causa una morte naturale, ha riportato prima di tutto che le precedenti indagini furono sicuramente inappropriate e che la vera causa del decesso sono sostanze tossiche sulla cui natura però non è stato possibile indagare a causa del troppo tempo intercorso e l’esiguità del materiale a disposizione.

 

 

Luigi Ranieri

14 dicembre 1988 Palermo. assassinato Luigi Ranieri, imprenditore 60enne, “non voleva assoggettarsi al sistema degli appalti” controllato da Cosa Nostra
Luigi Ranieri, 60 anni, imprenditore edile di Palermo, fu ucciso in un agguato davanti alla sua villa il 14 dicembre 1988 perché, hanno ricostruito i magistrati “non voleva assoggettarsi al sistema degli appalti” controllato da Cosa Nostra. La resistenza di Ranieri alle pressioni mafiose è stata confermata da vari pentiti tra cui Salvatore Cancemi, Giovanni Battista Ferrante, Leonardo Messina e Balduccio Di Maggio.
Luigi Ranieri fu assassinato perchè aveva rifiutato di rinunciare all’appalto pubblico per la realizzazione di una scuola a Caltanissetta, lavoro che Riina aveva promesso (in cambio di oltre 200 milioni) a un’altra impresa.

 

 

Luigi Cangiano

15 Dicembre 1983 Napoli, rione Siberia. Resta ucciso il bambino Luigi Cangiano, 10 anni, in uno scontro tra polizia e gente dei clan.
Il 15 dicembre del 1983 nel Rione Siberia, un quartiere popoloso e fatiscente,  non lontano dal carcere di Poggioreale, Luigi Cangiano, dieci anni, rimane ucciso da un proiettile vagante.
Stava giocando con un gruppetto di amici, quando la polizia ed una banda di spacciatori si fronteggiano in un conflitto a fuoco. Tre agenti della sezione narcotici della squadra mobile della questura, in abiti civili, bloccano due persone, trovate in possesso di un quantitativo di droga e di una pistola. Mentre gli agenti procedono alla loro identificazione, da un pianerottolo al piano ammezzato di un isolato adiacente, alcuni sconosciuti aprono il fuoco. Gli agenti rispondono con le pistole di ordinanza. Alla fine dell’intensa sparatoria  viene trovato sul terreno il corpo di Luigi, venutosi a trovare ”sulla linea di fuoco” e rimasto accidentalmente colpito da una o più pallottole. Soccorso e trasportato immediatamente nell’ospedale ” Nuovo Pellegrini”, il piccolo muore dieci minuti dopo il ricovero. (Fondazione Pol.i.s.)

 

Giovanni Tasquier

16 Dicembre 1948 Giardinello (PA). Ucciso in un agguato Giovanni Tasquier, 26 anni, Brigadiere di Pubblica Sicurezza presso la Questura di Palermo.
Giovanni Tasquier, brigadiere di Pubblica Sicurezza presso la Questura di Palermo, venne ucciso il 16 Novembre in un agguato della Banda Giuliano.
Tasquier faceva parte di una pattuglia mista Polizia-Carabinieri. Giunti a Giardinello (PA) in località Ponte Nocella la jeep sulla quale viaggiavano il brigadiere Tasquier e i militari venne investita da raffiche di mitra esplose dai banditi in agguato. Tasquier rimase ucciso sul colpo mentre i tre carabinieri rimasero feriti. La Banda di Salvatore Giuliano, tra il 1943 ed il 1950, si rese responsabile della morte di centinaia di persone e tra questi  decine di appartenenti alle Forze dell’Ordine.

 

 

Gennaro Ventura

16 Dicembre 1996 Lamezia Terme (Cz). Scompare Gennaro Ventura, 28 anni, fotografo, ex carabiniere, il corpo ritrovato nel 2008. Fu ucciso perché da carabiniere aveva contribuito all’arresto di un esponente di spicco di una cosca mafiosa lametina.
“Da carabiniere, qualche anno prima aveva contribuito a individuare un giovane picciotto del clan come responsabile di una rapina. Era il luglio del ’91 e il giovanissimo Ventura era in servizio a Tivoli. Lontano dalla Calabria delle faide, la famiglia lo pensava al sicuro. Eppure, proprio lì, ha incrociato il destino di Raffaele Rao, giovanissimo compaesano, che “studiava” da picciotto. Per ordine del clan, il 15 luglio del ‘91 aveva rapinato un perito chimico del Tribunale di Roma di un importante quantitativo di eroina e cocaina. Ma proprio mentre si allontanava dall’appartamento dell’uomo, Rao si è scontrato con Ventura, la cui testimonianza è stata fondamentale per arrivare all’individuazione e alla condanna del giovane. E questo il clan non glielo ha mai perdonato. Sette anni dopo, hanno individuato l’ex carabiniere proprio a Lamezia Terme e gli hanno presentato quel conto rimasto in sospeso da anni.”(Repubblica.it)

 

 

Filomena Morlando

17 Dicembre 1980 Giugliano (NA). Filomena (Mena) Morlando, vittima innocente, rimase uccisa durante una sparatoria; Francesco Bidognetti, il boss del clan dei casalesi, si fece scudo con il suo corpo.
Mena Morlando, 25 anni,  vittima innocente di camorra di Giugliano (NA). Fu uccisa il 17 dicembre del 1980 perché il boss Francesco Bidognetti si fece scudo del suo corpo durante un conflitto a fuoco con clan rivali, proprio sotto la sua abitazione. Mena, giovane venticinquenne, era scesa per andare in lavanderia. Incappò, invece, nella furia omicida dei clan della camorra che all’epoca si facevano la guerra per spartirsi la torta degli appalti per la ricostruzione delle zone terremotate.

 

 

Lucca Sicula (AG). Il 17 Dicembre 1992 fu ucciso l’imprenditore Giuseppe Borsellino che stava collaborando per l’arresto degli assassini del figlio Paolo, ucciso il 21 Aprile 1992.
Giuseppe Borsellino era un imprenditore. Nacque da una famiglia di origine riberesi, poi trasferitasi stabilmente a Lucca Sicula. Cominciò a lavorare presto. Si sposò a 18 anni con Calogera Pagano, sua coetanea; con cui ebbe tre figli, Antonella, Paolo e Pasquale. Dopo vari lavori si dedicò alla sua definitiva attività di piccolo imprenditore-operaio di una piccola impresa di calcestruzzo che diresse assieme al figlio Paolo.  Rifiutò qualsiasi tipo di compromesso o sottomissione al potere ed agli interessi mafiosi e perciò venne ucciso il 17 dicembre 1992 dopo aver rivelato alla magistratura i nomi dei mandanti e degli esecutori dell’omicidio del figlio Paolo (ucciso il 21 aprile 1992). Le sue dichiarazioni permisero agli inquirenti di ricostruire gli intrecci tra mafia, affari e politica dell’hinterland lucchese di quel periodo. (liberanet.org)

 

 

Giuseppe Riccio

17 Dicembre 2005 Capodichino (NA). Ucciso Giuseppe Riccio in un raid contro il proprietario della pizzera dove lavorava.
Giuseppe Riccio, pizzaiolo di 26 anni, padre di un bambino di pochi mesi, è stato ucciso il 18 dicembre 2005 a Capodichino (NA) durante una «spedizione punitiva» organizzata contro il titolare del ristorante dove il giovane lavorava. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sembra che la sera precedente dei balordi fossero arrivati con un’auto e due moto davanti al locale. Ripresi dal titolare, che era uscito fuori perché i veicoli parcheggiati davanti all’ingresso ostruivano il passaggio,  avevano reagito pretendendo di farsi servire fuori dal locale; al suo rifiuto la decisione della vendetta. Così sono tornati, almeno in otto, armati con spranghe e una pistola e aggredirono titolare e dipendenti. Furono sparati vari colpi di pistola, tre dei quali colpirono Giuseppe . Nei processi di primo e secondo grado tre pregiudicati, individuati come autori dell’omicidio di Giuseppe, furono condannati all’ergastolo. La condanna venne ridotta a 28 anni, dallla Corte di Cassazione, con la motivazione della mancanza della premeditazione.

 

 

Mario Dodaro

18 Dicembre 1982 Castrolibero (CS). Ucciso l’imprenditore Mario Dodaro.
Era il 18 dicembre del 1982. Mario Dodaro, che nel 1968 con tre fratelli aveva costituito una società e aveva costruito il Salumificio di Castrolibero dove vengono prodotti i salumi tipici calabresi, tornava a casa dopo alcuni incontri con colleghi industriali e una capatina nella sede del Cosenza Calcio di cui era appassionato dirigente. Una commando di sicari gli stroncò la vita, proprio mentre il figlio Francesco, di 17 anni, apriva il portone di casa. Mario Dodaro era stato l’artefice del successo dell’ azienda, dimostrando un approccio innovativo nella gestione delle macellerie e nell’ approvvigionamento della carne. Il successo dell’azienda aveva facilitato anche il successo personale: Mario Dodaro era un personaggio in vista in città ed era uno dei più noti imprenditori della provincia. Ma era anche un uomo che, proprio perché si era fatto da sé, rifiutava i compromessi e soprattutto aveva sbattuto la porta in faccia agli uomini del racket che erano andati a chiedergli duecento milioni di lire come acconto per la sua sicurezza. (Fonte: La Repubblica)

 

 

19 dicembre 1986 Lamezia Terme (CZ). Antonio De Fazio, bambino di 4 anni, viene ucciso con un colpo di pistola mentre si trova in casa.
Antonio De Fazio, un bambino di 4 anni, viene ucciso mentre si trovava in casa, a Lamezia Terme il 19 dicembre ’86, con un colpo di pistola, una Magnum 357, poi trovata nell’abitazione, con la matricola abrasa, di proprietà dello zio del bambino.
Non sappiamo se qualcuno è stato condannato e se è stato realmente un omicidio accidentale, come sembrerebbe dagli articoli riportati, ma noi vogliamo ricordare un bambino, ennesima vittima innocente di un contesto sicuramente mafioso.

 

 

Aniello Giordano

20 Dicembre 1987 Torre del Greco (NA). Muore Aniello Giordano, sottufficiale della polizia in pensione, ferito il 17 da due estorsori mentre era a fare acquisti in un mobilificio.
Il 20 dicembre del 1987, a Torre del Greco (NA), muore in ospedale Aniello Giordano, 63enne sottufficiale della polizia in pensione, ferito a morte il 17 dicembre mentre si trovava in un mobilificio per acquistare un salotto al figlio sposatosi da poco.
Oltre a Giordano, furono colpiti  altre tre persone, una delle quali gravemente.
Secondo gli investigatori, l’irruzione sarebbe stata fatta per punire il titolare del mobilificio il quale si sarebbe rifiutato di pagare «tangenti»

 

 

20 Dicembre 1996 Gela (CL). Ucciso Rosario Ministeri, proprietario di una bar, sospettato di avere relazioni di amicizia con un pentito.
Rosario Ministeri fu ucciso a Gela il 20 dicembre 1997, all’interno del suo bar denominato “Caposoprano”, in via Palazzi. Secondo la ricostruzione data dall’omicida, ora pentito, Rosario fu ucciso perché continuava ad intrattenere rapporti di amicizia con il fratello del mandante dell’omicidio, che nel frattempo era diventato collaboratore di giustizia.

 

 

Vincenzo Medici

21 Dicembre 1989 Bianco (RC). Rapito il florovivaista Vincenzo Medici, 64 anni. Il suo corpo non sarà mai ritrovato.
Vincenzo Medici, 64 anni, proprietario, insieme al fratello Filippo, di un’azienda florovivaistica di Bianco (RC), un’azienda considerata all’avanguardia e che dava lavoro a molte persone della zona, fu rapito il 21 dicembre del 1989, mentre era al lavoro, da quattro uomini armati e mascherati. Con questo rapimento lo Stato inaugurò la linea dura bloccando tutti i beni della famiglia per impedire il pagamento del riscatto, un intervento che forse chiuse ogni spiraglio di trattativa. Di lui la sua famiglia non ha saputo più nulla, il suo corpo non è mai stato ritrovato.
Dopo pochi anni l’azienda fu chiusa.

 

 

22 Dicembre 1962 Gioia Tauro (RC). Uccise per vendetta Maria e Natalina Stillitano, sartine di 22 e 21 anni.
È una strage compiuta all’interno della faida tra gli Stillitano e i Maisano quella che porta alla morte Maria e Natalina Stillitano.
A progettare la vendetta è Domenico Maisano: riteneva lo zio delle vittime il responsabile del ferimento di suo nipote, Martino Seva, ridotto sulla sedia a rotelle per le pistolettate ricevute.
Il piano di morte scatta a Drosi, piccolo centro della Piana di Gioia Tauro, il 22 dicembre 1962. Maisano  massacra a colpi di arma da fuoco Maria e Natalina Stillitano, rispettivamente di 22 e 21 anni.
Quella sera le due ragazze sono nella loro abitazione in compagnia d’una nipote quindicenne intente nel loro lavoro di sartoria. Domenico Maisano bussa all’uscio di casa e, appena Maria spalanca la porta, le scarica addosso una fucilata, uccidendola. Fa quindi irruzione nello stabile e chiede alla terrorizzata Natalina dove si trova suo padre Francesco. La donna, in preda allo shock, non è in grado di rispondere.
Maisano reagisce male e le scarica contro tutti i proiettili contenuti nel caricatore della pistola che teneva alla cintola. Alla ragazzina quindicenne riserva invece tre pallottole alle gambe. Compiuta la strage, fugge per le campagne. L’omicida viene poi ucciso in un omicidio di ‘ndrangheta.
Fonte: Dossier Sdisonorate, storie di donne uccise dalla mafia dell’Ass. DaSud

 

 

Raffaele Vitiello

22 dicembre 1992 Brindisi, muore Raffaele Vitiello, 45 anni, maresciallo della Guardia di Finanza
Due motovedette della Guardia di Finanza si scontrarono al largo di Brindisi la sera del 22 Dicembre del 1992. Nella collisione, avvenuta intorno alle 18.00, perse la vita il direttore della sala macchine di uno dei due natanti, Raffaele Vitiello, 45 anni, mentre 3 militari rimasero feriti in modo non grave. Nell’impatto Vitiello rimase incastrato tra le lamiere della sala macchine e invano intervennero i vigili del fuoco e un medico di Brindisi per tentare di liberarlo, mentre era ancora in vita.

 

 

Nicolò Azoti

23 Dicembre 1946 Baucina (PA). Muore Nicolò Azoti, segretario della Camera del Lavoro, dopo due giorni di agonia. Il 21 gli avevano sparato 5 colpi di pistola alle spalle.
Nicolò Azoti fu uno dei primi sindacalisti della Cgil a cadere sotto il piombo mafioso nel secondo dopoguerra;  difficili anni  in cui la sua attenzione fu attratta dalle misere condizioni dei contadini, che cominciò ad organizzare, battendosi per la riforma agraria. Divenne, quindi, segretario della Camera del lavoro, fondò l’ufficio di collocamento e progettò la costituzione di una cooperativa agricola. Fu inevitabile, quindi, lo scontro con gli agrari e i gabelloti mafiosi, specie dopo che si mise in testa di far applicare la nuova legge sulla divisione dei prodotti agricoli a 60 e 40 (60% al contadino, 40% al padrone). Prima le lusinghe: «Lascia perdere tutto – gli disse un giorno un gabelloto – e ti daremo la terra e il frumento che vuoi!». Poi le minacce: «Tu ci stai rovinando, ma te la faremo pagare cara!». E gliela fecero pagare la sera del 21 dicembre 1946, con 5 colpi di pistola sparatigli alle spalle. Azoti fece i nomi dei suoi assassini sia alla moglie, che ai carabinieri che lo interrogarono, ma la giustizia “ingiusta” del tempo non riuscì nemmeno celebrare un normale processo. L’inchiesta per la sua morte fu archiviata in istruttoria, dopo che il gabelloto, indicato come mandante dell’omicidio, ebbe tutto il tempo di costruirsi un falso alibi.

 

 

23 Dicembre 1984. Strage treno 904 NA-MI – S. Benedetto in Val di Sambro (BO). In quella galleria sono rimasti i corpi di 15 persone e centinaia ne sono usciti feriti in maniera anche gravissima, alcuni morendone a distanza di anni.
Il 23 Dicembre 1984 il rapido “904” proveniente da Napoli e diretto a Milano era strapieno di viaggiatori. La maggior parte di essi andava a trovare i loro cari per le feste di Natale. Quel treno non giunse a destinazione. Nella galleria di S. Benedetto Val di Sambro una volontà criminale, politico mafiosa, eversiva delle Istituzioni, volle un massacro di cittadini innocenti. Tutto fu predisposto per provocare il maggior numero possibile di vittime: l’occasione del Natale, la potenza dell’esplosivo, il “timer” regolato per fare esplodere la bomba sotto la galleria, in coincidenza del transito, sul binario opposto, di un altro convoglio. Solo il tempismo del conducente che prontamente bloccò la linea evitò una strage maggiore. In quella galleria sono rimasti i corpi di 15 persone e centinaia ne sono usciti feriti in maniera anche gravissima, alcuni morendone a distanza di anni.
Elenco delle Vittime: Giovanbattista Altobelli, Anna Maria Brandi, Angela Calvanese in De Simone, Anna De Simone, Giovanni De Simone, Nicola De Simone, Susanna Cavalli, Lucia Cerrato, Pier Francesco Leoni, Luisella Matarazzo, Carmine Moccia, Valeria Moratello, Maria Luigia Morini, Federica Tagliatatela, Abramo Vastarella.
In seguito al trauma riportato, morirono in seguito: Gioacchino Taglialatela, Giovanni Calabrò.
(Associazione Feriti e Familiari delle Vittime della Strage sul Treno 904 del 23 Dicembre 1984)

 

 

Giuseppe Montalto

23 Dicembre 1995 Trapani. Assassinato davanti a moglie e figlia, Giuseppe Montalto, Agente custodia all’Ucciardone di Palermo
Era il 23 dicembre del 1995 quando in contrada Palma, Giuseppe Montalto, agente di custodia all’Ucciardone di Palermo,  fu assassinato davanti gli occhi della moglie: erano in auto, fermi, sul sedile posteriore la loro figlioletta, Federica di 10 mesi. La moglie Liliana ancora non lo sapeva, ma in grembo stava crescendo un’altra loro figlia, Ylenia. L’ordine di morte era arrivato dall’Ucciardone. Dai boss palermitani, dai Madonia: «Ninuccio manda a dire che vuole fatta una cortesia, vuole eliminata una guardia carceraria che “si comporta male”».  «Il regalo di Natale ai detenuti così – raccontarono poi i pentiti durante il processo – si fanno il Natale più allegro». Quei giorni del 1995 erano stati «pesanti» per gli agenti dell’Ucciardone, più volte avevano ricevuto chiari segnali di «pressione» da parte dei detenuti al 41 bis. In questo clima, da aprile 1995 in poi, maturò il delitto. A scatenarlo fu il fatto che Montalto impedì al boss palermitano Raffaele Ganci di passare una lettera al catanese Nitto Santapaola.

 

 

Agostino Aiello

24 dicembre 1976 Bagheria (PA). Assassinato Agostino Aiello, Segretario della Camera del lavoro.
Agostino Aiello, 24/12/1976. Segretario negli anni cinquanta della Camera del lavoro di Bagheria (Pa). (Fonte: rassegna.it)
La sera del 24 dicembre 1976 – racconta un comunicato della CGIL – Agostino Aiello, segretario della Camera del Lavoro di Bagheria negli anni ’50, venne barbaramente assassinato. Fu ucciso mentre, intorno alle 21,00 stava rientrando nella propria casa in via Amerigo Vespucci alle spalle della scuola ‘G.Cirincione’. Aveva in mano una semplice busta di plastica con l’occorrente per la barba, lamette e crema: probabilmente gli assassini pensavano che portasse in quel sacchetto l’incasso della giornata. (Fonte: timesicilia.it)

 

Graziano Muntoni

24 Dicembre 1998 Orgosolo (NU) Ucciso il sacerdote Graziano Muntoni.
Il sacerdote Graziano Muntoni fu ucciso ad Orgosolo (NU) la mattina del 24 dicembre del 1998, con un solo colpo di fucile, caricato a pallettoni che lo ha preso in pieno petto, mentre stava andando in chiesa per celebrare la messa mattutina. Aveva 56 anni, era stato insegnante e assessore prima di diventare, 8 anni prima di essere ucciso, sacerdote;  era un viceparroco, si prodigava con i giovani affinché abbandonassero la legge dei “balentes”  ed abbracciassero il codice dei valori positivi: fratellanza, amore, non violenza.
In un articolo di ottobre 2009 La Nuova Sardegna titola “Don Muntoni ucciso perché sfidò il racket” ma  scrive “È una di quelle storie che tutti sanno ma che nessuno ha il coraggio di denunciare in modo ufficiale. Una storia sulla quale, da un po’ di tempo, si stanno concentrando nel silenzio più assoluto anche gli investigatori”.

 

 

24 Dicembre 2006 Napoli. Ucciso Keba Aleksandr, 50 anni, ucraino, venditore ambulante, per futili motivi.
Keba Aleksandr, 50 anni, ucraino, è un venditore ambulante. Vive a Napoli. E’ il 24 Dicembre del 2006. Al mattino presto, come sempre, ordina il suo banchetto in Via Brin. Ad aiutarlo c’è sua moglie Chobit Lyubov e il loro figlioletto di 5 anni.
All’improvviso sbuca un’auto nera di grossa cilindrata che sfreccia veloce, manovre azzardate a un pelo dai pedoni, che urta il banchetto di Keba facendo cadere a terra tutta la mercanzia. Con tono pacato Keba, approfittando dell’autovettura ferma, invita il conducente ad andare piano, a muoversi con maggiore attenzione, a rispettare chi lavora. La risposta non si fa attendere: “Tu qui non comandi niente, ci vediamo dopo” grida dal finestrino il giovane conducente.
Dopo circa mezz’ora Keba all’improvviso è preso alle spalle dalla stessa persona dell’auto che inizia a colpirlo ma alcuni connazionali lo difendono e ad avere la peggio è proprio l’aggressore che resta a terra, malconcio.
A questo punto l’uomo tira fuori una pistola Beretta calibro 7,69 da cui partono tre colpi che colpiscono Keba. Non servirà a nulla la corsa all’ospedale. Keba muore. Il suo assassino non sarà mai trovato, nonostante le testimonianze della moglie e di quattro connazionali.

 

 

25 Dicembre 1981 Bagheria (PA). Resta ucciso Onofrio Valvola, un pensionato, durante un raid tra clan mafiosi contrapposti.
Onofrio Valvola, un pensionato di 62 anni fu ucciso sulla porta di casa  il 25 dicembre del 1981 a Bagheria (PA), in quella che viene ricordata come Strage di Natale. Un commando di killer composto dai quattro uomini armati di mitra e pistole calibro 38, trucidò due appartenenti alla cosca rivale: Biagio Pitarresi e Giovanni Di Peri. Onofrio Valvola, involontario testimone, fu una delle vittime innocenti della seconda guerra di mafia, iniziata agli inizi degli anni ’80 e conclusasi nel 1983 in cui furono commessi oltre 1000 omicidi.

 

 

26 dicembre 1920 Casteltermini (AG) attentato mafioso alla sezione socialista con 5 vittime: Giuseppe Zaffuto, segretario, Gaetano Circo, Calogero Faldetta, Carmelo Minardi e Salvatore Varsalona, contadini iscritti al partito.
il 26 dicembre 1920, quattro persone incappucciate, rimaste sconosciute, lanciarono una bomba all’interno della sezione socialista di Casteltermini (sita in via Nazario Sauro), in quel momento piena di militanti. L’esplosione provocò, oltre a numerosi feriti, la morte del prof. Zaffuto, segretario locale, insieme a quattro contadini iscritti al partito: Gaetano Circo, Calogero Faldetta, Carmelo Minardi e Salvatore Varsalona. Dall’accertamento compiuto dai carabinieri, incaricati di indagare sul grave attentato, risultò che l’atto criminale venne compiuto dalla mafia della Valle del Platani, «perché le cooperative agricole socialiste avrebbero provocato la fine dei campieri della mafia che indisturbati imperavano su tutte le campagne e su tutti i i proprietari». (Wikipedia)

 

 

27 Dicembre 1896 Palermo. Uccisa Emanuela Sansone, 17 anni. I mafiosi sospettavano che la madre li avesse denunciati per fabbricazione di banconote false.
Emanuela Sansone era la figlia diciassettenne della bettoliera Giuseppa di Sano. Fu uccisa il 27 dicembre del 1896 in un agguato nel loro magazzino di Palermo, adibito a “merceria, pasteria e bettola, oltre che ad abitazione”. Due colpi di fucile che ferirono gravemente la madre, colpita al braccio e al fianco, ed uccisero Manuela, colpita alla tempia.
I mafiosi sospettavano che la madre li avesse denunciati per fabbricazione di banconote false. L’episodio è analizzato nei rapporti del questore di Palermo Ermanno Sangiorgi.
La madre della vittima ha collaborato attivamente con la giustizia: uno dei primi esempi del ruolo positivo delle donne, troppo spesso ignorato e dimenticato. (Fonte CSD “G. Impastato” Palermo/Giornale di Sicilia)

 

 

Giovanni Ventra

 

27 Dicembre 1972 Cittanova (RC). Giovanni Ventra, Consigliere comunale del PCI, ucciso da un proiettile vagante. Vittima innocente di una faida familiare.
Giovanni Ventra era il consigliere comunale del Pci di Cittanova (Reggio Calabria). Il 27 dicembre del 1972 non fu ucciso per le sue attività politiche,  fu una vittima innocente in quella conosciuta come prima guerra di faida di Cittanova. Una faida iniziata negli anni sessanta fra i Facchineri-Marvaso-Varone-Monteleone e i Raso-Albanese-Gullace-De Raco (Wikipedia) e di cui furono vittime anche dei bambini.
Giovanni Ventra stava uscendo dalla sezione del partito, in cui si recava ogni sera, quando Giuseppe Facchineri, che transitava di li, fu preso di mira da una scarica di fucile caricato a pallettoni. Facchineri fu ferito gravemente ma Giovanni Ventra morì sul colpo. Lasciò moglie e 8 figli (L’Unità).

 

Fonte foto: messina.gazzettadelsud.IT

27 dicembre 1989 Messina. Muore Provvidenza Bonasera, 65 anni, ferita il 13 giugno precedente in un raid contro i proprietari del supermercato dove stava facendo la spesa.
Provvidenza Bonasera, 65 anni, Messina
Al villaggio Aldisio, quartiere di Messina, quel giorno, il 13 giugno del 1989, vicino al capolinea dell’autobus numero 2, la povera 65enne Provvidenza Bonasera stava facendo la spesa nel supermercato Despar, che apparteneva ai genitori del boss mafioso Pippo Leo, la vittima designata dei killer della fazione avversa. Quattro sicari armati arrivarono davanti al supermercato, scesero dall’auto, una Giulietta poi ritrovata bruciata, con i volti coperti da passamontagna, e cominciarono a sparare all’impazzata con un fucile a canne mozze, per eliminare Leo. Stile Chicago anni 30. Ma lui riuscì a salvarsi mentre cinque persone, ben cinque persone, tra clienti del market e passanti, rimasero feriti. Provvidenza fu ricoverata per mesi in ospedale, soffrendo atrocemente per le ferite ad una gamba, fino a morire il 27 dicembre dello stesso anno.
Fonte: messina.gazzettadelsud.it

 

28 Dicembre 1989 Palma di Montechiaro (PA). Ucciso Pietro Giro, titolare di una piccola autolinea, “aveva una sola colpa: essere cugino di uno dei ribelli di Palma”.
Pietro Giro,  autonoleggiatore di Palma di Montechiaro (PA),  fu assassinato il 28 dicembre dell’ 89 in via Paolo Balsamo, nei pressi della stazione centrale di Palermo. L’ autista faceva ogni giorno la spola fra l’ agrigentino e la città: accompagnava studenti e anziani. Mai un guaio con la giustizia. Il delitto fu un giallo anche per i killer di Ciaculli che ebbero l’ ordine di eseguirlo. Un pentito, Nino Giuffrè, nel 2003, ha chiarito tutti i retroscena: fu un favore di Riina ai fratelli Ribisi, impegnati in una sanguinosa lotta a Palma di Montechiaro con gli stiddari. «Si sentiva in debito con loro – ha svelato il pentito – loro avevano ucciso il giudice Saetta». Giro non era comunque coinvolto in affari di mafia, aveva una sola colpa: essere cugino di uno dei ribelli di Palma.

 

 

Giuseppe Piani

29 Dicembre 1967 Torre del Greco (NA). Ucciso Giuseppe Piani, Appuntato arma Carabinieri
Giuseppe Piani, 38 anni, carabiniere scelto di stanza a Torre del Greco (NA), sarebbe dovuto andare a festeggiare, insieme alla moglie e le due figlie, il capodanno dai suoi genitori a Santa Teresa di Riva, in provincia di Messina, ma il pomeriggio del 29 dicembre del 1967, gli spararono alle spalle.
Era alla guida della sua Fiat 500, non essendoci auto di servizio disponibili, e stava trasportando, insieme al brigadiere Antonio Pizzo,  un pregiudicato che avrebbe dovuto scontare dieci giorni di carcere. Lo avevano tratto in arresto presso un negozio di barbiere e lo stavano conducendo in caserma; il pregiudicato si era arreso subito, non aveva opposto resistenza, e vista l’esiguità della pena da scontare non ritennero né di mettergli le manette, né di perquisirlo. Un errore, perché il pregiudicato aveva con se una pistola, che costò la vita a Giuseppe Piani, mentre il brigadiere Pizzo, nonostante fosse stato colpito in maniera grave, si salvò.

 

Giovanna Stranieri

29 Dicembre 1991 Taranto. Giovanna Stranieri, 24 anni, muore colpita da una pallottola vagante, durante un regolamento di conti, mentre usciva dalla chiesa con una amica.
Giovanna Stranieri, 24 anni, una ragazza di Taranto è un’altra vittima incolpevole finita sulla traiettoria di proiettili sparati da bande rivali in guerra. Era domenica, quel 29 dicembre del 1991, e Giovanna passeggiava insieme ad un’amica in Via Mazzini, in pieno centro, a quell’ora molto affollata, quando sono stati sparati dei colpi di pistola .  In un primo momento la gente per strada ha pensato a dei petardi ma Giovanna finita in terra colpita alla testa e la fuga precipitosa di qualcuno ha rivelato che non era un gioco di bambini ma la crudelà di adulti senza coscienza.

 

 

Peppino Marotto

29 Dicembre 2007 Orgosolo (NU). Ucciso in un agguato Peppino Marotto, sindacalista, poeta, scrittore e cantante
Peppino Marotto, 82 anni, sindacalista, poeta, scrittore e cantante, conosciuto e amato in tutta la Sardegna, membro fondatore dei ‘Tenores Supramonte di Orgosolo’, è stato ucciso il 29 Dicembre del 2007 in un agguato ad Orgosolo (NU). E’ stato freddato mentre, intorno alle 10.30, come d’abitudine, comprava i giornali all’edicola del paese in pieno centro, in Corso Garibaldi: sei colpi di pistola lo hanno raggiunto alla schiena e per lui non c’è stato più niente da fare.

 

 

Anna Rosa Tarantino

30 dicembre 2017 Bitonto (BA) Anna Rosa Tarantino, 84 anni, vittima innocente di un agguato
Anna Rosa Tarantino, 84 anni, ha avuto l’unica colpa di essere in via Porta Robustina, a Bitonto (BA), intorno alle 7,40 rimanendo uccisa da proiettili destinati ad un giovane rimasto ferito nell’agguato. La donna doveva andare alla messa delle 7,45 celebrata nella cappella del vicinissimo monastero di Santa Maria delle Vergini, nel cuore del centro storico, ma non vi è mai arrivata: alcuni colpi di pistola che hanno attraversato la strada all’incrocio fra via delle Martiri e via Sant’Andrea – una decina i bossoli rimasti sul selciato – l’hanno centrata in due punti distinti, al torace e all’addome.
Vani i soccorsi: la donna è morta a bordo dell’ambulanza che la stava portando all’ospedale San Paolo di Bari.

 

 

31 dicembre 1961 Torre Annunziata (NA). Cristoforo Malacario (19 anni) ucciso da un colpo di pistola sparato in aria nella notte di capodanno.
L’abitazione di Cristoforo Malacario era in Corso Vittorio Emanuele al numero 3. Famiglia composta da brava gente, educata e rispettata. Cristoforo Malacario aveva compiuto 19 anni.
Appena trascorsa la mezzanotte iniziarono a sparare botti e fuochi d’artificio, fuochi assassini che a Torre Annunziata non sono mai mancati, come dimostrano le decine di vittime che nel corso dei decenni si sono subite in questa città, distruggendo nell’animo e nel cuore famiglie intere.
Avvenne tutto in pochi secondi. Appena si affacciò al balcone del secondo piano Cristoforo venne colpito da una pallottola sparata in aria da qualcuno che pensò di festeggiare l’arrivo del nuovo anno sparando proiettili con pistole, colpendolo alla testa. Inutili i tentativi di salvarlo nonostante il trasporto in ospedale, non ci fu nulla da fare.
Purtroppo nessuno ha pagato per quel delitto, nonostante siano trascorsi sessanta anni.
Fonte: tuttotorre.blogspot.com

 

 

31 Dicembre 1991 Strage di Palma di Montechiaro (AG) al “Bar 2000”. Tra gli avventori resta ucciso Giuseppe Aliotto (Filippo Alotto nei giornali dell’epoca).
Giuseppe Aliotto venne ucciso all’età di 30 anni nella notte di capodanno del 1991 a Palma di Montechiaro (Agrigento), quando un sicario irruppe all’interno del Bar 2000 con l’intenzione di uccidere tutti i presenti. Fu una strage, i morti furono 3 e i feriti 7, tra cui un bambino di 9 anni. I morti non furono di più solo perché nel bar era presente un agente di custodia che rispose al fuoco, ferendo gravemente il sicario, tale Salvatore Caniolo, che morirà poi in ospedale, davanti al quale i suoi complici lo avevano lasciato.

 

Giuseppe Veropalumbo

31 Dicembre 2007 Torre annunziata (NA) . Ucciso Giuseppe Veropalumbo da un proiettile vagante nella notte di Capodanno.
Giuseppe Veropalumbo, 30 anni, si trovava nella sua abitazione al nono piano di uno stabile in corso Vittorio Emanuele, a Torre Annunziata (NA), e stava giocando a carte con amici e parenti quando un proiettile ha trapassato la finestra e lo ha colpito ad un fianco. Trasportato dal 118 all’ospedale di Bosco Trecase, è arrivato già cadavere. Il proiettile lo ha colpito al fianco sinistro penetrando nel cuore.

 

 

Nicola Sarpa

31 Dicembre 2008 Napoli. Ucciso Nicola Sarpa da un proiettile vagante nella notte di Capodanno.
Nicola Sarpa, appena 24enne, era affacciato al balcone della propria abitazione, , al secondo piano del civico 4 di vico Trinità degli Spagnoli, a guardare i fuochi d’artificio del capodanno del 2009 quando un proiettile vagante lo colpì alla tempia. Un’altra vittima della notte di Capodanno.

 

 

Carmine Cannillo

31 Dicembre 2010 Orte di Atella (CE). Carmine Cannillo colpito da una pallottola vagante mentre era a festeggiare l’arrivo dell’anno nuovo.
Carmine Cannillo, 39 anni, moglie disoccupata e tre figli, era a festeggiare il capodanno in casa di amici di Orte di Atella (CE). A mezzanotte era sceso in strada insieme all’amico ed ai figli, probabilmente per godere meglio dello spettacolo dei fuochi pirotecnici, quando, improvvisamente è stato raggiunto da un proiettile. Trasportato all’ospedale di Frattamaggiore, i medici non hanno potuto fare altro che certificarne il decesso. La pallottola aveva raggiunto organi vitali provocando una forte emorragia ed il conseguente decesso.

 

 

Maikol Giuseppe Russo

31 Dicembre 2015 Forcella (NA). Maikol Giuseppe Russo, 27 anni, è la Vittima innocente di un raid punitivo.
Erano le 19 e 15 quando a Forcella, nel centro storico di Napoli, il 31 Dicembre del 2015,  arrivarono in sei su tre motociclette e vedendo il gruppetto di persone dietro gli alberi nei pressi del bar, dove qualcuno li aveva avvisati della presenza di antagonisti nello spaccio della droga,  cominciarono a sparare a raffica nel mucchio, seminando il terrore. Terrore che si materializzò colpendo l’uomo sbagliato, un giovane lavoratore che tutte le mattine si svegliava alle 5 per portare i soldi a casa. Giuseppe Maikol Russo, 27 anni, due figli di 5 e 2 anni, rimase ucciso da un proiettile vagante mentre il commando di sicari si allontanò soddisfatto dell’azione dimostrativa. Ma i loro obiettivi erano altri.

 

 

 

 

e tutti gli altri di cui non conosciamo i nomi.

 

 

 

 

“Si usa portare un fiore sulla tomba dei propri defunti, ma a volte quella lastra ci fa sentire ancora più grande il dolore, a volte non ci sono tombe su cui piangere, tante altre non ci sono più lacrime da versare.

Ricordiamo. Chi abbiamo amato non svanirà nel nulla, vivrà finché non svanirà l’ultimo pensiero dentro di noi.”
 
Rosanna
 
 
 
 
 
 
 

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